incesto
Occhi nel buio #3
Efabilandia
30.03.2026 |
31.252 |
3
"Le sue mani mi stringevano il culo, tirandomi contro di lei, facendo sfregare le nostre fiche l’una contro l’altra..."
Mi svegliai tardi, con il corpo pesante e piacevolmente indolenzito. Il letto era ancora impregnato dell’odore di Marco, di sesso e di mia madre. Marco era già uscito per un sopralluogo di lavoro; mi aveva lasciato un messaggio sul telefono: «Torno stasera cuginetta. Non lavarti via tutto». Sorrisi tra me, ancora stordita.Scesi dal letto nuda e andai in bagno. Aprii l’acqua della doccia e lasciai che il getto caldo mi colpisse le spalle. Chiusi gli occhi, lasciando che l’acqua portasse via un po’ della stanchezza notturna. Ma non riusciva a lavare via i ricordi: la lingua di mamma tra le mie gambe al club, il suo sapore mentre la leccavo sul mio letto, il cazzo di Marco che mi riempiva mentre io affondavo il viso nella fica di mia madre.
Ero già bagnata di nuovo quando sentii la porta del bagno aprirsi.
«Mamma?» chiamai, voltandomi appena.
Anna entrò senza fretta, avvolta solo nella sua vestaglia di seta nera semiaperta. Mi guardò attraverso il vetro appannato della doccia, un sorriso lento e consapevole sulle labbra.
«Il caffè è pronto, tesoro,» disse con voce morbida. «Ma vedo che hai già iniziato senza di me.»
Non uscì. Anzi, si avvicinò. Con un gesto fluido si tolse la vestaglia, lasciandola cadere a terra. Era nuda. Il suo corpo maturo, ancora bellissimo, entrò nella cabina della doccia insieme a me. L’acqua calda le bagnò subito i capelli e le scivolò sui seni pieni.
«Mamma… che fai?» mormorai, il cuore che accelerava di colpo.
Lei non rispose subito. Si mise dietro di me, premendo il seno contro la mia schiena. Le sue mani mi sfiorarono le spalle, poi scesero lungo le braccia, raccogliendo il sapone liquido.
«Ti lavo io,» sussurrò contro il mio orecchio. «Come quando eri piccola… solo che adesso è diverso, vero?»
Le sue mani insaponate mi accarezzarono la schiena con movimenti lenti e circolari. Scesero sui fianchi, poi risalirono fino ai seni. Quando mi sfiorò i capezzoli, un brivido mi attraversò tutto il corpo. Li prese tra le dita, li pizzicò piano, facendoli diventare duri all’istante.
«Mamma…» gemetti piano, appoggiando le mani alle piastrelle fredde.
«Shhh… lascia fare a me.»
Una mano scivolò più giù, sul mio ventre, poi tra le gambe. Le sue dita esperte trovarono la mia fica già gonfia e scivolosa, non solo per l’acqua. Mi aprì delicatamente le grandi labbra e iniziò a massaggiarmi il clitoride con movimenti lenti e precisi.
«Sei già così bagnata, Sara,» mormorò, la voce roca. «Ti è piaciuto leccare la tua mamma ieri notte, vero? Ti è piaciuto sentirti la mia troietta quando ero bendata al club.»
Annuii, incapace di parlare. Le mie gambe tremavano leggermente. Mamma mi spinse con gentilezza contro le piastrelle, il seno premuto contro la mia schiena, e infilò due dita dentro di me senza fretta, muovendole dentro e fuori mentre il pollice continuava a girare sul clitoride.
«Mamma… oh cazzo, mamma…sei una porca» ansimai, spingendo indietro contro la sua mano.
Lei rise piano, un suono basso e sensuale. «Brava, chiamami così. Mi eccita da morire sentirti dire “porca” mentre ti tocco.»
Poi si spostò. Mi fece voltare verso di lei. I nostri seni si sfiorarono, i capezzoli duri che si toccavano sotto l’acqua calda. Mamma mi guardò negli occhi, l’acqua che le colava sul viso.
«Ora tocca a te, tesoro. Toccami.»
Esitai solo un secondo. Poi alzai le mani e le posai sui suoi seni pesanti. Li strinsi piano, sentendo quanto fossero sodi nonostante i cinquant’anni. Le sfiorai i capezzoli con i pollici, facendola sospirare. Scivolai più giù, sulle sue curve morbide, fino ad arrivare tra le sue gambe.
La sua fica era calda, bagnata, le grandi labbra tumide. Infilai due dita tra le pieghe, trovandola già scivolosa. Mamma aprì leggermente le gambe e spinse i fianchi verso di me.
«Così… brava,» mormorò. «Infila le dita dentro la tua mamma. Sentimi.»
Obbedii. Le mie dita scivolarono dentro di lei con facilità. Iniziai a muoverle, prima lentamente, poi con più decisione, mentre con il pollice le massaggiavo il clitoride gonfio. Mamma appoggiò la fronte contro la mia, il respiro caldo sulle mie labbra.
«Più forte, Sara… scopami con le dita. Fammi sentire quanto mi vuoi.»
L’acqua continuava a scorrere su di noi, rendendo tutto più scivoloso e intenso. Mamma mi baciò il collo, poi mi morse piano la spalla mentre io aumentavo il ritmo. Le sue mani mi stringevano il culo, tirandomi contro di lei, facendo sfregare le nostre fiche l’una contro l’altra.
«Mamma… sto per venire…» gemetti, la voce spezzata.
«Anch’io, tesoro. Vieni insieme a me. Vieni mentre tocchi la tua mamma.»
Il piacere salì rapidissimo. Le nostre dita si muovevano frenetiche, i nostri corpi che si strusciavano sotto il getto caldo. Mamma venne per prima: un gemito rauco, il corpo che tremava contro il mio, la fica che si contraeva forte intorno alle mie dita. Pochi secondi dopo l’orgasmo travolse anche me, violento e dolce allo stesso tempo. Le gambe mi cedettero e mamma mi tenne stretta, baciandomi profondamente mentre venivamo insieme.
Restammo così per qualche lungo minuto, l’acqua che ci lavava via il sudore e gli umori, i respiri che si calmavano lentamente.
Mamma mi accarezzò il viso, sorridendo con quel suo sguardo complice e malizioso.
«Buon sangue non mente, eh Sara?» sussurrò con un sorriso malizioso. «Anche tu sei una porca come la tua mamma. Ieri al club ti ho sentita tremare mentre mi guardavi farmi fottere da quel nero… e poi ti sei fatta leccare da me senza dire una parola. Ti è piaciuto da morire, vero?»
Annuii, ancora ansimante. «Sì, mamma… mi ha fatto impazzire.»
Lei mi baciò piano sulle labbra, poi mi mordicchiò il lobo dell’orecchio.
«Lo so. Tuo padre mi lascia troppo sola ed io adoro il cazzo. Sto organizzando una serata particolare al club voglio farmi inculare come si deve, Sara. Voglio tanti cazzi grossi che mi sfondano il culo mentre urlo di piacere. Magari lo possiamo fare insieme… tu che guardi la tua mamma che si fa prendere nel culo, o magari ti unisci. Che ne dici, troietta mia?»
Sorrisi contro la sua bocca, il corpo ancora tremante di piacere e di una nuova, oscura eccitazione.
«Voglio tutto, mamma,» mormorai. «Voglio essere porca quanto te.» La sola idea mi stava già facendo bagnare.
Mamma rise piano, un suono basso e complice, e mi diede un ultimo bacio profondo prima di uscire dalla doccia, lasciando che l’acqua calda continuasse a scorrermi addosso.
Ero veramente una giovane porca.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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